Cornè (m 470)

La frazione Cornè di Brentonico si trova sulle pendici settentrionali del Monte Baldo

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Descrizione

Contrada

Cornè è nome di plaga non di paese. E' infatti composto da una dozzina di casali (contrade) sparsi in sponda destra della bassa Valle della Sorna, sulle spianate delle due rive del suo affluente, il Torrente Lodron.

Venendo da Brentònico: Gal (m 490); Brugoi (m 466, dove c'è la chiesa); Frai (m 495); Barus (m 560, cosiddetto dalla barusola o slitta); Dos (m 470, che è il centro); Lodron (m 440, dove c'è il ponte chiamato Lodron per via della leggenda secondo la quale un conte di Lodron di Noarna sarebbe stato qui ucciso dai terrazzani onde sottrarsi alla soggezione feudale); Tognati; Laste; Montagnoi; Cionci (m 525); Luzioni (si tratta di sette case diroccate. Sulle lastre di pietra della cucina di una di esse si nota un'usura a forma circolare prodotta, si dice, dai gran balli che vi si facevano. Un prete avrebbe avvertito gli abitanti della contrada: «Tempo verrà che qui nè gallo nè gallina canterà». Nel 1915 la contrada era abbandonata); Cazzanèl; Ere (m. 461); Zembràe (m. 450, la leggenda a sfondo erudito, narra che la piana, a precipizio sulla Valle della Sorna, sia stata un accampamento di Cimbri).
Sulla chiesa parrocchiale della Madonna dei Carmine due lapidi ricordano la sua costruzione e la sua erezione a parrocchia (1910) e il vescovo mons. Raffaele Cazzanelli, nativo del Dos (1960) missionario per trent'anni in Cina. La vecchia chiesa vicina, di San Matteo è del secolo XVI. Di fianco all'aula, in posizione elevata rispetto alla stessa, c'è la «cappella dei confratelli», in rovina. Curioso il campaniletto con parte superiore aggettante rispetto all'affusto. L'edificio è oggetto di restauri e sono stati scoperti affreschi.
Dalle Zembràe, sulla provinciale, una carrareccia sale arditamente svolgendosi sulle pendici orientali dei Cornale, alla conca di Sajòri (m 613) sparsa di case abbandonate, solitaria e pittoresca. Da qui, per sentiero tra prati e ceduo si arriva ai ruderi dei castello di Sajòri in cima a un dosso a pan di zucchero (m 669) che strapiomba sulla valle atesina. Sajòri è corruzione di San Giorgio al quale santo la cappella della fortezza medievale sarebbe stata dedicata. Formava probabilmente un complesso fortificato con il sottostante castello di Chizzola, alle chiuse dell'Adige (Serravalle). Venne assai presto in mano dei Castelbarco (XII sec.) e nel 1411 passò ai Veneziani in seguito al testamento di Azzone. Munito nel 1508 dal generale veneto Giorgio Emo, nel 1703, già da tempo abbandonato, fu minato dai Francesi del duca di Vendome. Alla selletta tra la conca di Sajòri e la valle dei castello, alcune pietre levigate dai ghiacciai quaternari sono dette l balaor dei conti. Secondo la leggenda codesto posto i castellani davano le feste danzanti.

Modalità di accesso

L'accesso non presenta barriere architettoniche ed è ben segnalato

Indirizzo

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