Brentonico
Brentonico è nome di regione, non di paese, che comprende la Valle della Sorna. Tuttavia, per ragioni logistiche e amministrative, è invalso l'uso di chiamare Brentonico il centro amministrativo, già politico e religioso. E' probabilmente toponimo prelatino di cui si è perduto il significato tanto che da tempo si è preferita l'etimologia popolare della "brenta" (e tale è lo stemma dei comune) per indicare la forma, a catino, della Valle della Sorna.
E' formato da 4 contrade che hanno formato una continuità attorno al pioppeto del Palù (m 694) e si allargano sull'altopiano in sponda sinistra della Valle della Sorna.
Nella parte nord-est c'è la contrada di Fontana (m 701), a nord e a nord-est la contrada di Lera, a sud la contrada di Vigo. La contrada di Fontèchel è più sotto, a ovest, tra il rio che scende dal Dos Rovion e il Rio Fontèchel.
Chiesa di San Rocco
A Lera, all'inizio di Brentònico centro, la chiesa barocca di San Rocco è una testimonianza minore del fervore artistico brentonicano innestatosi sull'industria delle cave di marmo.
Fu riedificata per voto contratto durante la peste del 1630.
Il campanile fu disegnato da Teodoro Benedetti di Castióne (1768), mentre i tre altari settecenteschi, di marmo locale, sono opera di bottega castionese e la pala dell'Addolorata è opera del pittore, pure locale, Biagio Falcieri (1628-1703), allievo di Pietro Liberi.
Parco del Palù
Al centro del paese si trova il parco del Palù, ombreggiato da secolari, maestosi pioppi dai possenti tronchi (il più alto di essi servì da osservatorio militare durante la prima guerra mondiale).
Presso la spianata dove si tenevano le fiere del bestiame s'innalza la colonna con la statua di S. Giuseppe eretta nel 1720 da G.B. Castelbarco e rinnovata da D. de Betta nel 1843.
Al Palù c'era la «berlina» per i malfattori e nel 1716 vi venne giustiziata Maria Bortolotti da Pilcante (Maria Toldina), accusata di stregoneria.
Sempre verso il parco del Palù - uno dei pochi parchi urbani a espressione naturale - presso un giovane boschetto di abeti, c'è il monumento ai Caduti con quattro bronzi di Bruschetti (1971) e i nomi dei Caduti scritti a mano nelle nicchie della stele centrale.
Chiesa dei Santi Pietro e Paolo
La chiesa pievana dei Santi Pietro e Paolo, a Vigo, conserva sotto il presbiterio un prezioso ambiente romanico. La cripta di S. Giovanni (ingresso per botola), infatti, sarebbe il resto della primitiva chiesa sopra la quale nel 1584-93 fu costruito l'attuale edificio. La cripta (secolo X con elementi più antichi) è a pianta quadrangolare con absidiola. E' divisa in tre navate da colonne quadrangolari con semplice capitello a stampella dalle quali si innalzano, a tulipano, le agili volte a crociera. L'altare è pure romanico, a capsa. Una delle colonne è curiosamente cilindrica con capitello scolpito. Sulla volta sono leggibili i resti della decorazione pittorica medievale (Evangelisti), nell'absidiola quelli di affreschi romanici attribuiti ad artisti veronesi della seconda metà dei XIV secolo. Nel corso dei restauri nel 1976 sono stati rinvenuti affreschi romanici, un cunicolo e altre testimonianze dell'antico sacello.
Altro interessante relitto dell'edificio romanico è immurato presso il pilastro di destra dei portico pievano. Si tratta di una pietra calcarea che reca l'incisione di una colomba (o pavone?) rovesciata.
Ricordata nel secolo XII, come pieve dipendente dalla diocesi di Verona, la chiesa di Brentonico è una delle più illustri dei Trentino.
Il portale è protetto da un atrio (1532) sui cui piedritti sono visibili le misure metriche comunitarie.
Il monumentale campanile, di pietre squadrate, ha bifore romaniche e cuspide di cotto veronese.
L'interno è a una navata e conserva alcune interessanti opere d'arte.
Monumentale è l'altare maggiore (1598) di marmo di Castióne. Statue lo movimentano e, sopra, sostenuto da leoni di pietra rossa, c'è il primitivo tabernacolo, con porticina a grata, scolpito da Simone Carnori di Trento (1593), nel marmo di Castióne. L'antipendio è costituito da una elegantissima lastra di cotto a mosaico policromo di Murano, probabilmente del secolo XVI.
Gli archi barocchi che conducono nel coro sono di marmo a più colori con statue di pietra bianca.
L'altare di destra, prima dell'arco santo, di fianco alla porticina del campanile con stemma scolpito di Brentonico, accoglie i due grandi altorilievi litici dipinti, rappresentanti, quello inferiore, la Deposizione con i simboli della Passione, pregevole opera firmata da Guglielmo do Manuelis de Avio (1511); quello superiore, la Resurrezione dovuta a ignoto artista che la datò nel 1635. Nella nicchia di marmo rosso dell'altare di fronte (1621), è posta una statua lignea della Madonna (XVI sec.).
La chiesa ha sei altari, tutti di marmo delle cave locali e di bottega castionese.
A destra la grande edicola marmorea contiene il gruppo della Pietà. Dietro, c'è, in cornice di marmo, una grande pala e presso la porta laterale, un'elegante acquasantiera di marmo. Nei pressi c'è la botola che scende nella cripta. A sinistra la prima cappella accoglie il battistero, sui due successivi altari sono esposte statue.
Notevole l'antico organo di Giovanni Bertè di Brentonico (XVII sec.) che nel 1624 fece l'organo di Riva sul Garda. La bellissima cassa lignea è adornata da fregi e da sculture, la cantoria da cinque dipinti settecenteschi su legno. Il pannello centrale reca lo stemma di Brentonico sorretto da due putti. L'organo fu restaurato da Piccinelli di Ponteranica di Brescia nel 1976, la cassa, invece, dai fratelli Peskoller di Brunico. E' patrimonio della chiesa la bella pala (S. Bartolomeo) della distrutta chiesa di Fano.
Piazzale della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo
Sulla piazza con fontana settecentesca, si prospetta la facciata secentesca di casa Baisi: nell'interno, salone a due piani, pitture murali a chiaroscuro dei Casari di Milano e stemmi degli Eccheli e dei Balladori. l gradini del bel portale, sormontato da una Madonnina a fresco, godevano diritto di immunità al pari dei sagrato della chiesa di S. Rocco e delle catenelle antistanti la colonna di S. Giuseppe al Palù.
In via Roberti, che si apre di faccia al portico della chiesa, la casa Balista, con bifore settecentesche sovrapposte.
La via Longa, che scende a Fontèchel, si svolge tra massicce case con portali e serraglie di pietra: notare le caratteristiche case a rotonda (casa Baisi), la loggetta settecentesca e la barocca casa Longhi, la loggetta di casa Battisti e in via Ospedale, resti di decorazioni a fresco e una pietra con scolpiti gli attrezzi dei fabbro (emblema di categoria artigianale).
Palazzo Eccheli-Baisi, secolo XVII.
Il palazzo signorile risalente al XVI-XVII secolo, si trova nella piazza che fiancheggia la chiesa arcipretale ed è caratterizzato da fregi e motivi di forte accento cromatico. Rappresenta senz´altro un elemento di spicco nell´edilizia del capoluogo, per il suo raffinato portale con il soprastante affresco. Era espressione dello "status" sociale di una famiglia mercantile del XVI secolo in procinto di accedere al titolo nobiliare. Il colore dominante è il verde ricavato dalle un tempo preziose e rinomate miniere dei Pianéti dove si estraeva la Celadonite del Baldo. L'edificio è stato oggetto di un recente ed accurato lavoro di restauro, anche nell´interno, ed è attualmente proprietà dell´Amministrazione Comunale. E’ sede di numerose esposizioni temporanee, è visitabile su prenotazione alla Biblioteca Comunale (tel. 0464 395059).
Contrada di Fontèchel
In fondo alla via Longa si trova Fontechel, sulla sponda destra del Rio Fontèchel, al di là dei quale c'è il dosso detto di Tordoi dove pare si trovasse il castello di Terodol (XIV sec.). In uno scavo eseguito nel 1905 vennero alla luce elementi murari e un pavimento di circa 40 mq.
La chiesetta di San Romedio, con aula esagonale, è del 1650. Il quadro di San Romedio è di Falcieri di Brentonico.
Dopo il Rio Fontèchel, un tabernacolo ricorda il posto dove sorgeva il villaggio di Fano (30 case, circa 190 abitanti) distrutto da una frana il 3 dicembre 1648. Tutti gli abitanti poterono fortunatamente mettersi in salvo. l fenomeni di franamento «nella conca brentonicense - scrive Ottone Brentari - purtroppo si rinnovarono. E ancor tutti ricordano che nel maggio 1885, nella stessa valle del Sorne, la fertile plaga dei Piazzuoli o Boloni (fra Cazzano a nord-est, Brentònico a nord-ovest, e Sorne a sud) dilamò in varie riprese, chiudendo tre volte il corso dei torrente; il terreno si abbassò di m 50, e franò su una lunghezza di oltre m 800; furono distrutte tre case, due molini e 600.000 mq di campi; con un danno di fior. 120.000».
Castello di Dossomaggiore
A solo 5 minuti da Brentonico centro per una strada pianeggiante si arriva a una pineta con un bel panorama su Rovereto, la Valle Lagarina e i monti circostanti.
Dell'importante castello castrobarcense distrutto da Vendóme nel 1703 restano ora solo poche rovine su di un dosso, con muraglione che scende nel ceduo (osservabile dai tornanti della strada che sale a Brentònico). Fu dei da Brentonico e, nel secolo XIV, venne in possesso dei Castelbarco. Passò, per la nota disposizione testamentaria di Azzone (1411), ai Veneziani che ne fecero una importante fortezza per le guerre che devastarono la Valle Lagarina e le Giudicarie nel secolo XV. Fu preso da Massimiliano l e infine tornò, sino alla sua distruzione, ai Castelbarco. In un quadro votivo dei 1638, che si conservava nella chiesa di Cazzano, il castello appariva come un grande quadrilatero merlato con torre quadrata e meriata nel mezzo. Due cortine scendevano verso la valle, difese da altrettante torri rotonde.
Sempre qui si trovano camminamenti e gallerie della prima grande guerra.
Dosso Rovione
Si tratta di una pineta con panchine dove, accanto alla croce issatavi nel 1933 in luogo di una precedente, si notano scarse tracce dell'antico castel Rovione già dei Castelbarco (XIII sec.).
Il colle era luogo di leggendari convegni delle streghe, perciò vi fu eretta la croce che, nello scorso secolo, veniva illuminata la notte dei venerdì santo.
(notizie tratte da "Aldo Gorfer, Terre Lagarine - Arti Grafiche Manfrini - 1977")

